Visualizzazione post con etichetta Personaggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Personaggi. Mostra tutti i post

lunedì 1 giugno 2020

STEP #20: Termine nello Zibaldone

Protagonista dello step odierno è lo Zibaldone di pensieri, l'opera più intima del filosofo e poeta recanatese Giacomo Leopardi. Lo Zibaldone, infatti, è a tutti gli effetti un diario personale in cui Leopardi era solito appuntare pensieri e riflessioni personali riguardo i più disparati temi. Non essendo pensata come un'opera destinata alla pubblicazione, esso è privo di una vera e propria struttura, sia stilistica sia contenutistica. Si passa infatti dalle riflessioni sul tema del piacere ai pensieri intorno alle illusioni della ragione, dalle meditazioni intorno al dolore alle osservazioni riguardanti la società a lui contemporanea fino alle considerazioni in merito al tema del ricordo, fornendo la possibilità all'autore, in alcuni casi, di esprimere e organizzare le idee per quelle che diverranno le sue opere future. Come detto, anche lo stile del diario è variegato, composto da appunti di varia natura, aforismi diventati celebri (ad esempio quello relativo alla teoria del piacere: L'anima umana (e così tutti gli esseri viventi) desidera sempre essenzialmente, e mira unicamente, benché sotto mille aspetti, al piacere, ossia alla felicità, che considerandola bene, è tutt'uno col piacere) e veri e propri trattatelli. Quest'opera rappresenta dunque una delle più grandi e preziose testimonianze riguardo i pensieri, i tormenti e la visione del mondo di colui che, a buon diritto, può essere considerato come uno dei più grandi filosofi italiani dell'Ottocento (spesso, infatti, Leopardi viene erroneamente ricordato solo come poeta).

Settimo (e ultimo) volume della prima edizione dello Zibaldone, curata da una commissione presieduta da Giosuè Carducci, ora di pubblico dominio e interamente scaricabile

Riferimenti bibliografici:
(PDF dell'opera completa)

sabato 30 maggio 2020

STEP #19: Termine nell'utopia

Protagonista dello step odierno, riguardante l'ambito utopico, è quello che viene considerato Il libro più strano del mondo: il Codex Seraphinianus dell'artista italiano Luigi Serafini. Il Codice è una vera e propria enciclopedia di un mondo che non esiste, scritta in un linguaggio insensato! Si passa da una sezione dedicata all'analisi e alla catalogazione di fiori e ortaggi mai visti in natura, alla descrizione di strani animali fantastici, fino alla rappresentazione di realtà urbane completamente immaginarie. Dove l'anatomico e il meccanico si scambiano le loro morfologie [...] dove il vegetale si sposa al merceologico, lo zoologico al minerale [...] così il cementizio e il geologico, l'araldico e il tecnologico, il selvaggio e il metropolitano, lo scritto e il vivente, citando le parole di Italo Calvino, il quale realizzò una prefazione all'opera nell'edizione del 1993, edita da Franco Maria Ricci. Serafini ha creato un dizionario enciclopedico del tutto rivoluzionario, che in un certo senso ribalta la funzione delle consuete enciclopedie: così facendo è nata un'opera apprezzata e diventata cult in tutto il mondo.



Alcuni estratti del Codex

Riferimenti bibliografici:
(Consiglio la consultazione di questi link per avere accesso ad un numero maggiore di immagini e contenuti del libro -che qui sono riportati in piccolo numero per ragioni di spazio- in modo da apprezzare ancor di più questa incredibile opera.)

martedì 26 maggio 2020

STEP #18: Termine nella filosofia contemporanea

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento si collocano la vita e l'opera del pensatore e storico dell'arte tedesco Aby Warburg. Di origini ebree e primogenito di una ricca dinastia di banchieri, Warburg dedicò gran parte della propria vita alla ricerca delle Pathosformeln (letteralmente "forme delle emozioni"), cioè gesti, posizioni e raffigurazioni presenti nell'arte europea con radici ben più antiche rispetto a quanto si possa immaginare. È così che l'Allegoria del mese di marzo di Francesco del Cossa, presente negli affreschi di palazzo Schifanoia a Ferrara, le due figure rappresentate (l'uomo nero vestito di stracci e con in mano una corda e l'uomo bianco, abbigliato elegantemente, che tiene in mano una freccia e un anello) sono in realtà rappresentazioni dei decani, divinità antichissime di origine egizia descritte nell'opera Introductorium in astronomiam dell'astronomo e filosofo persiano Albumasar. Per Warburg, che aveva anche intrapreso studi di tipo psicanalitico, questa presenza di invarianti, che fanno la loro comparsa in culture e popoli distanti nel tempo e nello spazio, è sintomo di una specie di memoria organica inconscia (la Die Mneme di Richard Semon), che riemerge in contesti anche molto diversi tra loro. (Questa è un'altra testimonianza della centralità, nella storia dell'uomo, del pensare per immagini.) Allo stesso modo, il gruppo rappresentato dal pittore Édourard Manet nel suo celebre dipinto Le déjeneur sur l'herbe, apparentemente modernissimo e rivoluzionario, trae in realtà ispirazione dal Giudizio di Paride di Marcantonio Raimondi. Warburg, per procedere nei suoi studi, poteva contare sull'ausilio di una biblioteca immensa, ordinata però in modo particolare: i libri, infatti, non erano organizzati seguendo alcun tipo di classificazione alfabetica o cronologia. bensì venivano indicizzati secondo una legge del buon vicinato, cioè seguendo l'affinità dei contenuti. In questo modo un saggio di scienze naturali poteva trovarsi accanto ad un trattato di etica o di astronomia cinquecentesco, e così via, in modo da provocare la nascita di combinazioni e idee inaspettate, favorendo i collegamenti trasversali tra le varie discipline. (Ancora oggi la biblioteca del Warburg Institute di Londra è cosi strutturata.) Come detto, questa grande disponibilità di libri e opere permise a Warburg di concentrare i propri sforzi verso la creazione di una sorta di atlante delle immagini (Bilderatlas) intitolato Mnemosyne, in onore della divinità greca della memoria. Questo atlante, organizzato come una specie di album fotografico, è diviso in sezioni, e in ognuna vengono accostate immagini in modo da creare delle vere e proprie mappe della memoria figurativa. Viene ad esempio ripercorsa la figura della ninfa, partendo dai sarcofagi antichi, passando per Raffaello (e, come detto, per Marcantonio Raimondi) fino ad arrivare al sopracitato Manet. Mnemosyne purtroppo rimane un'opera incompiuta a causa della morte di Warburg nel 1929 (un po' come il Theatro camilliano), ma è sicuramente il contributo più grande di questo personaggio, grazie al quale di fatto nacque una nuova disciplina: l'iconologia.

Aby Warburg fotografato nel suo studio
Riferimenti bibliografici:

lunedì 18 maggio 2020

STEP #16: Protagonista del termine

Come già anticipato sul finire di uno degli step precedenti, le idee di Raimondo Lullo furono riprese nei secoli successivi, in particolare da un personaggio che sarà il protagonista dello step odierno: Giulio Camillo. Umanista e filosofo italiano del XVI secolo, il Delminio (questo il suo "soprannome") si fece ideatore e promotore di un progetto allo stesso tempo grandioso e rivoluzionario: realizzare un Teatro della Memoria. L'arte della memoria, disciplina di tradizione nobile e antichissima, era frequente oggetto di studio e speculazione da parte di filosofi ed oratori. Il progetto del nostro può considerarsi come un unicum fino a quel momento: egli puntava alla creazione di un teatro ligneo che rappresentasse e racchiudesse tutto lo scibile umano. Per fare ciò, Camillo opera un ribaltamento del Teatro tradizionale, in quanto lo spettatore non è più seduto in platea ad assistere allo spettacolo che si svolge sul palco, ma è egli stesso protagonista, al centro del palco, con il contenuto in platea. Qual'era dunque questo contenuto? Il Camillo intendeva rappresentare, attraverso "luoghi" materiali e immagini, un vero e proprio alfabeto universale della conoscenza umana, in modo che chi si fosse posto al centro di esso avrebbe potuto accedere a qualsiasi nozione del sapere, esattamente come se stesse sfogliando un'enciclopedia (e forse addirittura di più!). Il Teatro camilliano doveva essere diviso in sette grandi gradini (ordini o gradi, il sistema orizzontale), contrassegnati da immagini (Primo grado, Convivio, Antro, Gorgoni, Pasifae, Talari, Prometeo), ognuno dei quali suddiviso a sua volta in altre sette parti (dei corridoi verticali), corrispondenti ai sette pianeti (Luna, Mercurio, Marte, Giove, Sole, Saturno, Venere). A ciascuna delle quarantanove intersezioni, come detto, era assegnata un'altra immagine simbolica (si noti come ritorni, ancora una volta, prepotentemente, il concetto del pensare per immagini, insito nel pensiero umano) desunta dalla mitologia: ognuna rappresentava una parte dello conoscenza, e dietro di esse erano contenuti degli scritti ad esse relazionati. (Si clicchi qui per una ricostruzione ideale del Theatro, in modo da comprenderne meglio la struttura.) Come in un teatro tradizionale le file più lontane dal palco venivano occupate dagli spettatori meno nobili, così i luoghi più lontani rappresentano il mondo materiale, quello cioè delle attività umane. All'avvicinarsi verso il centro aumentano i gradi di importanza dei temi trattati, fino ad arrivare alla mente divina. Il Theatro camilliano, di cui purtroppo non ci rimane nulla se non il trattato Idea del Theatro, in cui vengono esposte le teorie del filosofo, rappresenta uno dei più ambiziosi tentativi di unificazione del sapere mai realizzati, e verrà ripreso numerose volte nei secoli successivi.

Frontespizio dell'"Idea del Theatro" di Giulio Camillo

Riferimenti bibliografici:
(Cito da questo sito una metafora calzante per comprendere che cosa davvero rappresentasse il percorso dalle ultime file del Theatro verso il centro: "L'uomo che si libera della prigione corporea, trasfigurandosi in puro spirito, esemplifica il processo alchemico tramite cui la materia vile si spoglia delle scorie basse e ignobili, trasfigurandosi in metallo prezioso. Analogo è anche il processo retorico, tramite il quale la parola umana si libera dai vincoli del limitato, facendosi parola divina e universale".)

venerdì 1 maggio 2020

STEP #12: Termine nel pensiero medievale e moderno

Uno tra i personaggi più celebri del XIII/XIV secolo in Europa fu il missionario spagnolo Raimondo Lullo. Egli, allo stesso tempo scrittore, teologo e filosofo, dedicò la propria vita al tentativo di convertire gli infedeli (in particolare musulmani ed ebrei) alla vera (secondo la sua concezione) fede cristiana. Si convinse presto che questo obiettivo andava raggiunto non attraverso l'utilizzo della forza, bensì convalidando i dogmi della fede attraverso delle ragioni inconfutabili. Tutti i suoi sforzi si concentrarono nella stesura di una delle sue opere principali: l'Ars compendiosa inveniendi veritatem seu ars magna et maior. All'interno di essa viene descritto il metodo dell'Ars magna, con cui Lullo intende trovare i concetti costitutivi (delle specie di principi) che, collegati tra di loro anche servendosi di figure e schemi, producano le proposizioni vere possibili, in modo da ottenere la verità. L'opera che maggiormente ci interessa, però, è l'Arbor scientiae, cioè la versione enciclopedica dell'Arte, creata dallo stesso Lullo per rendere chiara la propria dottrina. La struttura ad albero, come suggerisce il nome stesso dello scritto, viene utilizzata per organizzare il quadro generale del sapere: dalle radici, corrispondenti a nove principi trascendenti (o dignità divine) e a nove principi relativi dell'arte, si passa a sedici rami, considerabili a loro volta come alberi a sé stanti, ognuno diviso in sette parti (radici, tronco, branche, rami, foglie, fiori e frutti). Tra questi sedici rami ci sono, ad esempio: l'arbor imperialis (riguardante il governo civile e politico), l'arbor divinalis (il quale tratta uno dei misteri della fede cristiana, cioè l'unità e la Trinità di Dio) e l'arbor sensualis (dedicato agli esseri "sensibili" ed animali). Notiamo che Lullo non introdusse alcuna novità di contenuto nelle scienze: il suo approccio ad esse fu teso ad una risistemazione dei contenuti tradizionali, non ad un loro rinnovamento. Esso fu comunque rivoluzionario, e su queste basi si svilupperanno idee come quella del Theatro.

L'"Albero della Scienza" di Raimondo Lullo

[...]
MONACO: [...] Raimondo ti prego di scrivere un libro generale che aiuti a capire le altre scienze, poiché un intelletto confuso è un grande pericolo[...]
[...]
MONACO: Raimondo a che cosa pensi? Perché non mi rispondi?
RAIMONDO: Signore, sto riflettendo sul significato di quest'albero, sul fatto che esso significa tutto ciò che esiste. E mi viene voglia di scrivere il libro che mi hai chiesto accogliendo il significato di quello che l'albero indica con le sue sette parti: radici, tronco, branche, rami, foglie, fiori e frutti; secondo questo schema organizzerò il libro.
[...]

Riferimenti bibliografici:
(PDF dell'opera Arbor Scientiae)
(Da qui è stato tratto l'estratto del dialogo tra il monaco-il quale compare anche nell'illustrazione-ed il nostro Raimondo Lullo)

domenica 29 marzo 2020

STEP #04: Termine nella mitologia

L'uomo, in quanto tale, possiede un innato bisogno di conoscenza, soprattutto per quanto concerne le tematiche più esistenziali e profonde. Nel corso della storia sono stati "utilizzati" innumerevoli strumenti per cercare di fornire una risposta a questi interrogativi, e uno dei più antichi tra di essi è il ricorso ai miti, ovvero a narrazioni fantastiche, per la maggior parte (almeno in origine) di tradizione orale, dal valore spesso religioso o simbolico. Vi sono casi di popoli che hanno ereditato la tradizione mitologica di altri con cui sono entrati in contatto (basti pensare alla mitologia romana, figlia di quella greca), ma è interessante notare la presenza di tratti comuni nella mitologia di popoli anche molto distanti tra loro, sia per quanto riguarda lo spazio sia per quanto riguarda il tempo. È così molto utile stabilire una classificazione tra le principali tipologie di mito. Esistono infatti:
  • miti cosmogonici (raccontano la nascita dell'Universo);
  • miti antropogonici o antropologici (si occupano della nascita dell'uomo);
  • miti teogonici (trattano l'origine delle divinità);
  • miti eziologici (cercano di spiegare l'origine di fatti e aspetti concreti della realtà);
  • miti soteriologici (narrano le azioni di un salvatore o eroe civilizzatore che migliora le condizioni dell'umanità);
  • miti escatologici (si occupano del destino dell'umanità e del mondo, con particolare riferimento all'oltretomba);
  • miti eroici (narrano le gesta e le imprese di uomini straordinari o semidei).

Statua raffigurante la dea greca Atena, dea della sapienza, delle arti e delle strategie militari, il cui "corrispettivo" romano è rappresentato dalla dea Minerva


Per quanto riguarda l'aspetto teogonico della mitologia, vi sono evidenti affinità nei "ruoli" svolti dalle varie divinità: ad esempio, per la civiltà egizia il dio protettore dei morti è Osiride, mentre nella civiltà greca abbiamo Ade; Zhu Rong è il dio del fuoco nella mitologia cinese, mentre nella tradizione romana incontriamo Vulcano. Gli esempi potrebbero essere innumerevoli, ma è importante focalizzarsi ancora una volta sulle affinità nelle credenze di tutti i popoli del mondo, passati e presenti: solo un'attenta e precisa classificazione
 permette di coglierne appieno l'evidenza.

Riferimenti bibliografici:

martedì 24 marzo 2020

STEP #02: Storia del termine

Come precedentemente affermato, il termine "tassonomia" deve le sue origini alla lingua greca, ma il concetto che esprime è molto più antico e si colloca probabilmente agli albori del linguaggio stesso. L'essere umano, infatti, possiede una specie di istinto primordiale nel classificare il mondo circostante in base a proprietà osservabili (con ausilio di strumenti o meno): dagli oggetti agli esseri viventi, il bisogno di chiarezza e di ordine sono insite nell'uomo, in particolare riferite alla sua sfera razionale e "scientifica". Nel corso della storia, infatti, il termine tassonomia si è legato indissolubilmente alla classificazione scientifica, in particolare per quanto riguarda gli esseri viventi: Aristotele fu il primo a proporne uno con la sua opera De anima, nella quale classificò gli animali basandosi sul loro modo di locomozione e sull'ambiente in cui essi si muovevano (aria, terra o acqua). La tassonomia biologica come disciplina scientifica vera e propria, però, nacque in Europa durante il Medioevo, in concomitanza con la formazione delle università. Fu in questo momento, infatti, che i naturalisti si resero conto che, sebbene i nomi volgari fossero estremamente utili nella vita quotidiana, era necessario un sistema universale e più rigoroso per poter definire gli organismi. Fu solo dopo alcuni secoli, precisamente nel XVIII secolo, che la tassonomia ricevette la spinta decisiva, grazie al naturalista svedese Carlo Linneo e alla sua opera magna: il Systema Naturae. Egli propose una convenzione che viene oggi chiamata nomenclatura binomiale, che prevede che ogni specie venga identificata da due termini (ovviamente in latino): il nome del genere, comune ad una serie di specie; e il nome specifico, un epiteto utilizzato per distinguere le varie specie di quel genere. In questo modo venne operata un'estrema semplificazione rispetto ai sistemi di nomenclatura precedenti, molto più macchinosi e con innumerevoli differenze tra di loro. Per comprendere la portata rivoluzionaria dell'opera linneana basti pensare al fatto che il suo sistema sia valido tutt'oggi.


Carlo Linneo   

Riferimenti bibliografici:

STEP #24: Sintesi finale

Siamo ormai giunti al termine del nostro percorso. Un percorso lungo e articolato che, a partire dall'analisi del termine "tassonom...